mercoledì 23 luglio 2014

Intervista al sindaco Petroselli

L'intervista più importante è avvenuta in quinta, sabato 29 novembre 1980, proprio a seguito di quella nostra lettera dell'anno prima. Il sindaco Luigi Petroselli, ospitato nel teatrino, con presenza di grande pubblico, è stato interrogato dai ragazzi.  Ne racconta Liliana alla pag. 3 del n. 8 del 25 maggio 1981.
I ragazzi avevano progettato le domande e le hanno esposte a voce libera, all'inizio dell'incontro.  In classe, nei giorni antecedenti, ognuno aveva proposto l'argomento su cui  chiedere. Soltanto pochissimi sono stati gli interventi da modificare, integrare o tagliare. Se due scolari proponevano la stessa domanda, sono stati aiutati a confrontarsi, a integrarsi e a scegliere un tema diverso.

Incontro col delegato del sindaco

Mentre andavamo alla scoperta del quartiere e del mondo attorno a noi, è venuto naturale chiedere un incontro e realizzare una intervista con un amministratore locale, che all'epoca era delegato del sindaco alla nostra circoscrizione, che era la Decima. Fuori orario è andata una delegazione di quattordici ragazzi.

Dopo la pagina 14, dove due ragazzi raccontano quella esperienza, nel giornalino si trascrive la registrazione dell'intervista, integrata dalle tabelle su biblioteche, farmacie, parchi, chiese e supermercati, servizi sanitari, strade, fognature, punti luce, popolazione e verde per abitante, (che era di metri quadrati 0,58 per persona!).

Il prof. Barbaro dall’Australia

In terza classe, il 22 dicembre 1978, ultimo giorno di scuola prima delle vacanze, c'è stata una intervista emozionante e fortunosa. Il prof. Francesco Barbaro, insegnante di italiano in Australia, passato da Roma in un suo viaggio di vacanza, ha fatto visita alla classe.  L'avvenimento prende tre pagine, dalla 2 alla 4.  L'intervista è stata fatta da tutta la classe. Infatti è riportata in forma di dialogo, domande e risposte.  
Posso solo ricordare l'emozione di tutti per questo incontro straordinario, entusiasmo ed emozione che ha coinvolto anche questo giovane docente mezzo italiano, del quale prima avevamo avuto soltanto  poche lettere.

Un nonno pilota in classe

Già in prima elementare, a seguito di accesa discussione sui lavori dei padri e dei nonni, è venuta l'idea di far venire in classe un nonno importante per la sua qualità di pilota di aerei.

Non per caso in questa zona ci sono molte famiglie che hanno lavorato o lavorano all'aeroporto di Ciampino, che non è distante. Tant'è vero che gli aerei ci passano proprio sopra la testa rumorosamente soprattutto all'atterraggio.

La cronaca, le vicende, la storia di famiglia

E' giusto che la cronaca, i fatti del giorno, entrino nella scuola?
Certamente sì, quando si tratta di avvenimenti grandi. In quegli anni ne sono passati di grandissimi.
Il rapimento di Aldo Moro e la strage di via Fani.  Fabrizio ne fa un drammatico disegno di una intera pagina.

E seguono scritti su scritti, anche lunghissimi. Siamo soltanto in seconda elementare. Alla pagina 6 ci sono le commozioni di Eleonora, e di Liliana. Eleonora racconta che l'autista di Moro era amico di suo papà carabiniere e di sua mamma e che i morti erano cinque padri di famiglia.

Alla pagina 7 c'è Flavio che scrive la cronaca della sparatoria e la disegna anche. Poi tutti gli altri raccontano fatti ed emozioni, Giorgio, Massimo, Franco, Antonio ed ancora Fabrizio, Stefania, Sabrina Marina e Monica.

Fanno tenerezza con le impressioni e le imprecisioni ed anche con i disegni.

Il disegno e la ceramica

Qualcuno ha criticato i disegni, che sono a volte spontanei, a volte ispirati da fotografie, ammirevoli per ricchezze di particolari, ma non artistici. Direi che sono di carattere grafico-descrittivo.
Diversamente i ragazzi di Reggio Emilia, guidati dal maestro Lusetti,  hanno sviluppato un vero intuito artistico astratto. Ne voglio mettere qui due esempi a confronto, a riprova della mia sottovalutazione dell'aspetto artistico. In compenso noi romani abbiamo fatto ceramica, e in quel campo, con l'aiuto dell'insegnante Rosanna Antonini Tavernese, i ragazzi si sono lanciati anche in creazioni vicine all’arte.

Roma barocca


La testimonianza più importante del lavoro di didattica dei beni culturali, è riportata in un numero speciale di “Senza Paura” intitolato “Roma barocca”.  Alle pagine 2 e 4 l'insegnante e la dottoressa Campitelli raccontano  l'esperienza e il percorso della sperimentazione.

Arte e storia intorno a noi. Didattica dei beni culturali

Imparare a guardarsi attorno è imparare a vivere. A scuola, poi, è necessario un passo avanti, cioè guardare attorno non solo i segni del presente, ma anche le tracce del passato. E' stato facile nel mio caso, perché  avevo la fortuna di trovarmi in un territorio che di segni del passato ne ha a bizzeffe,  sotto gli occhi e  sotto i  piedi. Bastava una passeggiata tre isolati avanti per ammirare lo spettacolo degli  acquedotti romani, quasi a perdita d'occhio, e iniziare a leggervi la storia 

venerdì 18 luglio 2014

Le favole

E' quasi obbligo per questo percorso, passare ora all'argomento Favole, visto che in queste ultime tre pagine, accanto alle poesie, ci sono alcune favole. Avevo già accennato a quella collettiva intitolata “L'orso Bigiobravo”.

Molti educatori e teorici della didattica, - Gianni Rodari in testa – hanno messo l'accento sull'importanza di servirsi delle favole, non solo come letture interpretazioni o recitazione, ma soprattutto come invenzione, creazione, esercizio della fantasia.

lunedì 7 luglio 2014

1.4. La poesia

Come si affronta la poesia nei primi anni di scuola?

Certo scegliendo buone poesie, possibilmente non leziose e cantilenanti. Da far leggere, recitare o interpretare nel modo migliore, secondo il significato e non secondo la rima. Grande Rodari, ma anche Leopardi , Prevert e Garcia Lorca.  Dai giornalini compare poco questo aspetto, salvo qualche accenno di testimonianza, quando raccontano di aver letto o recitato al microfono. Ho avuto un microfono di fortuna, molto utile per ottenere disinvoltura ed espressività e a far superare timori e timidezze.

Educare alla poesia implica anche saperne cogliere la musicalità. Cioè leggerle e recitarle nel modo giusto.

1.3. Le regole, la legge della classe e l'educazione alla cittadinanza

Fin dalla prima classe è stato necessario affrontare il problema delle regole. L'importanza del comportamento di ogni singolo quando si trova a far parte di una comunità è condizione essenziale allo svolgimento di un obiettivo.

Ho già accennato che consentivo ai bambini di cambiare posto e di cambiare il vicino di banco. Questo crea un po' di confusione nei primi tempi, quando devono ancora consolidarsi o completarsi le conoscenze. Volevo che tutti diventassero amici di tutti, che non ci fossero preferenze o differenze anche tra maschi e femmine. Appena possibile raggruppavo i banchi in modo da creare gruppi misti e variabili. Quando serviva ci si metteva a ferro di cavallo.

Questi spostamenti richiedevano regole di comportamento e all'inizio la presenza costante dell'insegnante.

1.2.4. Pesi e misure (e invenzioni future)

Può essere considerata educazione scientifica anche qualcosa che si incontra andando in cerca di storia, se ci si imbatte nei pesi e misure a Roma nel XVII e XVIII secolo. Questo è il lavoro di un altro gruppo classe, dalla terza alla quinta, il cui percorso formativo ha gravitato sulla iniziativa di gemellaggio e settimane di scambio con Reggio Emilia.
 
In classe quarta, nello studio su Roma nel Medioevo si fa conoscenza di strumenti tecnici innovativi, come la falce e il falcetto, il ferro di cavallo, e soprattutto la rivoluzionaria carriola, cioè tutti strumenti di progresso, ed anche, più tristemente, alle prime macchine da guerra come le balestre e le catapulte.